Ditelo con i fiori
29 gen 2012 Lascia un commento
in acidità, Sproloqui Etichette: aggressione, aggressione verbale, amministratore delegato, cretini, crisantemi, fiori, futuro, giovani, ingiustizia, italia, lavoro, precariato, realtà, rispetto
Aggressione verbale violenta e inaspettata da parte di uno che non hai mai visto prima e che successivamente scopro essere l’AD dell’azienda per cui lavoro praticamente a costo zero. Solo per questo dovrebbe baciarmi le chiappe ogni mattina.
Futilissimi motivi, anzi inesistenti.
Inadeguatezza del bersaglio dell’aggressione.
Utilità zero.
Stabilito questo… parliamo del fatto di essere vittima di una sorprendente aggressione verbale.
In un mondo ideale (o semplicemente in un momento di tranquillità nella vita privata) avrei risposto a tono, messo il soggetto al posto suo e sarei uscita a cercare qualcuno che mi offrisse una sigaretta. L’avrei fatto in modo molto poco elegante, probabilmente col rischio di passare dalla parte del torto, ma che liberazione! Quando c’è da far valere le mie ragioni contro un’ingiustizia palese e immotivata divento un caterpillar.
Invece per cazzacci miei ero intontita e con la testa altrove, quindi ho balbettato interdetta due parole mentre questo pazzo scatenato inveiva a vanvera, e poi ho passato la mattina in bagno a piangere e anche l’ora di macchina che mi smazzo per tornare a casa.
La cosa che mi ha più sconvolta è stata la violenza dell’atto, per quanto non fisico. Sono ancora piuttosto scossa e alquanto incazzata. Stavo per farmi la pipì addosso, sul serio.
Uno che ti urla contro di primo mattino non è certamente il modo migliore di iniziare la giornata.
Mi piacerebbe tantissimo raccontarla per filo e per segno con nomi e cognomi, ma questo sì che sarebbe passare dalla parte del torto. Anche se tutto sommato ho ragionissima. Purtroppo governa l’ingiustizia.
Do ragione ai Black Sabbath: Treating people just like pawns in chess / Wait ’til their judgement day comes .
E credo proprio che a fine contratto, quando mi lasceranno a casa, gli spedirò un biglietto ringraziandolo per l’opportunità datami, per l’esperienza professionale che ho acquisito in questi 9 mesi, per i totali 3600 euro guadagnati in 9 mesi di lavoro.
Accompagnato da un mazzo di crisantemi.
Un sogno di molto tempo fa
14 gen 2012 Lascia un commento
in Sogni Etichette: alieni, body modification, bodymod, colonna vertebrale, fantascienza, futuro, incubo, mostri, nuova moda, piccante, postmoderno, salato, sci-fi, sogni, zona cervicale
Prende piede una nuova moda. Una forma estrema di body modification che consiste nel farsi allungare la colonna vertebrale nella zona cervicale fino a far cadere la testa in giù, a guardare il busto sottosopra. Generalmente è anche accompagnata dall’estensione di spalle e gambe tramite protesi ossee. Nonostante l’orrore, praticamente chiunque abbia già una modifica corporale estrema vi si sottopone, e anche molti curiosi.
Questa pratica, però, comporta sempre un danneggiamento del sistema nervoso e di quello neurologico: le persone diventano esseri che non vedono più nulla, si muovono ed orientano grazie all’estrema acutizzazione di tatto e olfatto, e hanno un impulso distruttivo verso ogni essere umano non modificato, che riconoscono appunto grazie all’odorato.
La modifica porta le persone a diventare esseri simili ad alieni, la loro pelle diventa grigia, dopo qualche tempo la testa viene inglobata nel torace, si sviluppano fori sul collo come enormi narici e le braccia si allungano partendo dalle spalle enormi, con mani allungate e grandissime il cui senso del tatto è talmente sviluppato da non necessitare di toccare fisicamente gli oggetti. Il loro punto debole è proprio questo: sono ipersensibili a tutto ciò che è piccante, salato, o che in qualche modo brucia, come il disinfettante, lo avvertono a metri di distanza e ne stanno alla larga.
A causa della loro aggressività, tutti coloro che hanno subito questa modificazione vengono confinati in una struttura dedicata. I problemi sorgono quando un gruppo di loro riesce ad abbatterne delle pareti, permettendo a tutti gli esseri di vagare per la città, uccidendo le persone con i colpi delle loro forti mani.
Uno dei miei fardelli
31 lug 2011 Lascia un commento
in Lune Storte Etichette: amici, amicizia, formalità, ingombro, nome
Mi firmo sempre col mio nome, anche se lo detesto.
Come una palla al piede, l’ho sempre mormorato presentandomi, e in un inconscio sadismo mi sono quindi autocostretta a doverlo ripetere in più occasioni.
Mi suona male, è sgraziato e questa desinenza a metà tra l’accrescitivo e il dispregiativo me lo fa pesare addosso come un macigno.
Eppure è mio. Non lo potrei cambiare perché probabilmente nessun altro nome sarebbe in grado di abbinarsi alla mia persona allo stesso modo. Sono io. È il primo regalo che mi hanno fatto i miei genitori e, per quanto poco azzeccato, a caval donato…
I nomignoli vengono da sé, perché oltre ad essere sgraziato e ingombrante è pure lungo. Non mi dispiacciono i diminutivi, anzi. Preferisco che le persone con me siano informali, quindi se una persona si prende la confidenza di chiamarmi con un nomignolo mi fa sentire più a mio agio.
Quando succede il contrario, è come se mi tirassero una sassata. Ho capito che qualcosa non andava quando ha iniziato a usare tutto il mio nome, preoccupandosi anche della maiuscola. La formalità che entra violentemente trasformando un’amicizia in qualcosa di lontano, a cui non si pensa più.
L’usare questo nome come un’arma che mi fa automaticamente sentire fuori luogo.
Trovo maleducato il presentarsi con il proprio nomignolo, per questo dico il mio nome intero. Ma poi, se mi vuoi bene, non lo usi. Lo archivi per conoscenza e usi le versioni snelle.
Se mi volete bene, vi prego, non usatelo.
Il Sogno di Stanotte, 30/06/2011
30 giu 2011 Lascia un commento
in Sogni Etichette: alter ego, amici, chiosco, domenica, sogni, United States of Tara
La strada buia che ho fatto domenica notte con la paura di investire un riccio era invece illuminata e sinuosa, ad ogni curva un chiosco.
Avevo appuntamento con lei in uno di questi chioschi, arrivavo e lei era lì, con altre persone che non conoscevo, portate a scudo per non dover parlare di cose pesanti. Arrivava un ragazzo con la camicia azzurra e i capelli neri che gli coprivano il volto, era ubriaco. Con una mano spostava una ciocca per guardarmi meglio e iniziava a dire fandonie per conquistarmi, alle quali replicavo gentilmente dicendo che non sono sul mercato.
Lei era molto contrariata perché non volevo approfondire la conoscenza di questo personaggio, come se farmi legare ad un suo amico fosse un modo per far tornare indietro il tempo e plasmarmi a sua immagine.
Me ne andavo sdegnata, al sorgere del sole mi ritrovavo però dentro un altro chiosco, dall’aria accogliente e rilassata, dove c’eravamo io e degli alter ego (vedere tutto United States of Tara in una decina di giorni fa questi effetti: non so se gli alter ego fossero miei o quelli del telefilm). Gli alter ego erano tutti concordi nel dire che avevo fatto bene ad andarmene, cambiare in quel senso avrebbe significato tornare indietro.
Fine.
Rametti
06 mag 2011 2 commenti
in Lune Storte Etichette: amiche, amici, buonismo, cinismo, cretini, ignoranti, negatività, realtà, ricevere, rispetto, sciocca, sentimenti
Non è facile scrivere un post adesso, perché sarebbe inevitabilmente un post di lamentela e autocommiserazione. Non esattamente l’ideale se hai deciso di mettere al bando la negatività dalla tua vita.
Non è facile disfarsi della negatività senza sembrare degli emeriti idioti, la maggior parte delle persone finisce col sembrarlo, arriva irrimediabilmente il momento in cui qualcuno pensa che tu sia talmente idiota da sentirsi in diritto di nasconderti le cose e poi parlarne tranquillamente mentre tu sei lì a due metri, come se non avessi l’udito. Invece io ce l’ho l’udito, e ho anche LU DITO ma non lo uso, perché sono una fottuta signora!
Disfarsi della negatività non significa sorridere alle sventure, amare gli antipatici e far finta che il mondo sia meraviglioso quando è chiaro che viviamo in un pianeta di merda. Significa che le sventure te le devi far scivolare addosso, ed è la cosa più difficile: far finta di niente quando qualcuno ti fa un torto (magari dandolo a vedere, appunto per non sembrare una cretina che non se ne accorge), non rimuginare sulla cretinaggine altrui qualora sia causa di tue sofferenze. Evitare di infilare il dito nella piaga, insomma. A te e agli altri. Non è facile, non ci riesce quasi nessuno, forse solo il Dalai Lama.
Non è facile perché quando la gente decide che le stai sul cazzo dopo anni di amicizia stile super attack potrebbe almeno mandare un sms con scritto “da oggi in poi ti odio”, o magari provare a ricucire la situazione dicendo “ho riscontrato in te questa e quest’altra cosa fastidiosa, potresti provare a non farlo?” – a me farebbe anche piacere, perché non sono abbastanza concentrata su me stessa da riuscire a monitorare la mia condotta 365 giorni l’anno. Mi farebbe piacere perché mi piace migliorarmi e avere cura del prossimo. Potrei informarmi io, ma è in questi momenti che l’Orgoglio, questo sconosciuto, bussa alla porta. E sì, sarebbe umiliante, perché io la coscienza me la sento più che a posto. Magari dopo 10 anni sono maturata anche io, e visto che quando gli altri maturano io sostengo, faccio il primo passo, sopporto e paziento, se vedo che tutto il mio sforzo non viene contraccambiato francamente non vedo perché dovrei essere io quella comprensiva quando gli altri non comprendono il mio periodo di trapasso mentale.
E quindi va sempre a finire che faccio la figura della sciocca felice.
Invece non sono felice, e ancor meno sono sciocca: vedo, mi accorgo, ascolto, capisco e decido che quando c’è da tenere fuori la negatività bisogna anche tagliarsi quello che sembrava un dito e nel momento del bisogno si scopre essere un rametto.
Un post nuovo? Whenever, wherever.
02 mag 2011 1 commento
in deliri musicali, Sproloqui Etichette: Bologna, Casalecchio, Futurshow, inganni, Shakira
Ce l’avrei, ma me lo devo meditare per bene. Ho un argomento spinoso.
Intanto stasera, magari è già iniziato, c’è il concerto di Shakira a 500 metri da casa. Non è esattamente nelle mie corde, però ci sarei andata. Trovando una degna spalla, saremmo potuti andare fuori dalla Futurshow Station poco prima dell’inizio, attendere una canzone o due e poi farci fare sconti magniloquenti dai bagarini che a quel punto pur di non perderci troppo ti svendono il biglietto a prezzi-sciocchezza, soprattutto se fai in modo di uscire di casa con solo 10 euro. Solo che per fare certe cose devo essere accompagnata perché sono una pessima attrice… uff.
Tra l’altro me ne sono accorta solo passandoci davanti dopo aver fatto la spesa… l’avessi ricordato prima avrei reclutato qualcuno!
Il Sogno di Stanotte, 26/04/2011
26 apr 2011 1 commento
in Sogni Etichette: annuncio, assunzione, chewing gum, difficoltà, gomma, lavoro, parlare, selezione, sogni
Questa notte ero in lizza per un’assunzione presso un’importante agenzia di consulenza. La decisione spettava ad uno stretto collaboratore del titolare e veniva annunciata pubblicamente, quasi fosse una premiazione. Dopo aver fatto due nomi a caso, confermava la scelta: ero io! In quel mentre il titolare prendeva il microfono e diceva a tutti che avrei dovuto faticare per ottenere la sua fiducia, perché avrebbe voluto un’altra candidata più giovane e pensava che io fossi falsa.
Provavo a replicare animatamente, ma qualche secondo prima avevo messo in bocca una gomma che si era attaccata ai denti e si infiltrava tra dente e dente moltiplicando in continuazione la sua mole. Mettevo le dita in boca per staccare a fatica grossi pezzi di gomma e liberarmi, ma i residui crescevano velocissimi e sembrava che più ne tiravo fuori, più ne crescevano dentro, rendendomi sempre più difficile parlare, tra lo scherno generale. Il titolare usciva di scena ribadendo la sua poca fiducia nei miei confronti.
Sveglia. Sudata. Male ai denti, il bite stringe.
Il Sogno di Stanotte 17 Aprile 2011
17 apr 2011 Lascia un commento
in Sogni Etichette: biblioteca, cinema, litigare, realtà, Ryanair, sogni, vecchio
Il sogno di stanotte è più di stamattina, l’ho fatto nell’oretta extra di sonno che mi sono subito pentita di essermi concessa.
Non so ancora per quale motivo e a fare cosa, ma passavo lunghissime ore in una biblioteca: era stancante, snervante, distruttivo. Ogni tanto mio padre passava a portarmi da mangiare, ma poi spariva. E poi entrava lei, che è ormai una sconosciuta. Sembrava seccata e mi diceva di volerne parlare, “diciamoci quello che dobbiamo dirci”, ma io non avevo niente da dirle, soprattutto non in una biblioteca dove tutti erano silenziosi. Lei saliva al piano di sopra, io continuavo il mio lavoro e ad un certo punto mi spostavo passando accanto al suo tavolo, al che lei, con aria di scherno, chiedeva: “Già finiti i cartoni animati?”. La mia risposta è stata:
“Ecco cosa dovevo dirti, che per quanto possa impegnarmi, se tu continui a prendermi sottogamba come possiamo tornare indietro, aggiustare qualcosa? Io mi distruggo d’impegno e tu dai per scontato che passi la mia vita a cazzeggiare!”
In quel momento tornavo in una casa, da sola: un vecchio nudo dormiva nella stanza accanto, aspettando.
Mia nonna mi mandava in collina a salutare per lei un vecchio amico e a chiedergli delle susine del suo albero. Però appena mi avviavo, calava un’oscurità profonda e innaturale: prove di sopravvivenza per quando una compagnia aerea avrebbe ordinato di oscurare tutto il centro ad ogni passaggio dei suoi velivoli.
A fatica tornavo di nuovo in quella casa familiare eppure estranea, dove iniziavamo a parlare di cosa mettere in valigia per il nostro viaggio a Londra.
“Ma dove sei stato fino adesso?”
“Al cinema, con Alessia.”
“E non potevi invitare anche me?”
Sguardo vitreo.
Fine. Chi è Alessia?
Massimo Volume Weekend – 8/9 Aprile 2011
11 apr 2011 Lascia un commento
in deliri musicali, sorrisetti, Sproloqui Etichette: Bologna, concerti, concerto, Covo Club, Emidio Clementi, giovani, Massimo Volume, realtà
La foto in un secondo momento perché ho scordato chissà dove il cavetto della fotocamera.
Lo scorso weekend, al Covo Club di Bologna, si è consumato un singolare rituale collettivo al quale sono orgogliosa di aver partecipato interamente.
Trattasi del Massimo Volume Weekend, in cui la suddetta band, ormai incastonata nella più fulgida mitologia bolognese, ha regalato un bis di concerti davvero sugoso. E quando dico sugoso, intendo davvero TANTO.
Il venerdì è stata presentata l’uscita di uno split con i Bachi da Pietra, gruppo che conoscevo solo di nome e il cui primo impatto è stato un po’ difficoltoso, ma interessante: sono certa che dopo qualche ascolto mi piaceranno molto. Credo che al momento, il concerto di venerdì dei Massimo Volume si possa tranquillamente piazzare in testa ai concerti dell’anno. Quando si è saputo che Mimì aveva la febbre, non ci volevo credere. Saranno gli effetti della tachipirina, o della febbre stessa, fatto sta che a me sembrava in formissima come non mai. Ho seguito il concerto dalle prime file, senza mettermi troppo avanti, e devo dire che da quella posizione l’acustica del Covo non è affatto male. Se escludiamo il matto che batteva FRAGOROSAMENTE le mani durante le canzoni, imitando i tempi della batteria. È stato bello starmene da sola in mezzo alla folla ad ascoltare le parole. Dovrei andare a più concerti in solitaria.
La sera dopo, accompagnata da gentil consorte, ci siamo invece messi proprio davanti, praticamente in braccio a Mimì: posizione che notoriamente ostacola la perfetta ricezione della voce. Non è stato un gran problema, si sentiva comunque bene, il concerto è stato lungo, intenso, corposo, stupendo!
Vorrei però parlare dei comportamenti antropologici di alcune persone ai concerti.
La situazione era la seguente: noi posizionati sulla destra dell’escrescenza del palco, alla nostra sinistra l’uomo più gasato del mondo che mi pseudo-cantava nelle orecchie e soprattutto alzava ripetutamente le braccia al cielo in estasi. Quando hai intenzione di esprimerti in tal modo, dovresti per lo meno farti una doccia preventiva. Perché, poi, la gente va ai concerti e canta a squarciagola? Lo so, l’ho fatto anch’io. Potrei anche farlo di nuovo. Ma quando penso non sia il caso e qualcun altro lo fa, mi da molto fastidio. Volevo sentire la voce di Mimì, invece a tratti sentivo la voce insepressiva e inopportuna di quel tizio.
Prima che il concerto iniziasse, ci siamo accomodati appoggiando le borse sul bordo del palco. Alla nostra sinistra arriva una tizia che con tutta la nonchalance del mondo appoggia la sua roba sopra la nostra e per tutto il concerto approfitta di ogni contrazione della cassa toracica della sottoscritta per rubarne i centimetri. Come sopra, eravamo alla destra dell’escrescenza del palco. Abbiamo concluso la serata al centro verso sinistra. Ora: OK. Il concerto è un luogo d’amore e condivisione. Però c’è gente che si prende troppe confidenze. Non so se sono io che sbaglio, ma non mi permetterei MAI di invadere gli spazi altrui, soprattutto se sono persone che non ho mai visto prima.
La tizia in questione ha anche accennato degli “O-oooo-oo-ooo” sulle melodie ad un certo punto, e io mi sono istintivamente girata a cercare Bruce Dickinson. Credo che da concerto a concerto ci siano dei behaviour code da tenere presente. Per quanto mi riguarda, i testi dei Massimo Volume vanno ascoltati in religioso silenzio, al limite si può muovere la testa. Bacchettona?
In ogni caso, altro concerto magnifico: l’atmosfera era davvero affettuosa. Affettuosa. Erano presenti tutte le persone che ai Massimo Volume vogliono un sacco di bene. Un abbraccio collettivo. A momenti mi sentivo quasi non autorizzata a presenziare perché li conosco e ascolto da poco, le mie solite pippe. Quanti sorrisi!

